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Dieta Mediterranea: sappiamo davvero di cosa si tratta?

La definizione di Dieta Mediterranea nacque grazie al biologo e fisiologo statunitense Ancel Keys, il quale, grazie ai suoi studi sull’epidemiologia delle malattie cardiovascolari, formulò l’ipotesi che l’alimentazione potesse influenzare lo stato di salute delle persone.

Uno degli studi più importanti fu quello del progetto “Seven Countries Study” del 1958, in cui furono messe a confronto le abitudini alimentari  adottate da Stati Uniti, Italia, Finlandia, Grecia, Yugoslavia, Paesi Bassi e Giappone: i risultati dello studio rivelarono che l’incidenza di malattie cardiovascolari erano inferiori nei paesi del bacino mediterraneo, ma perché?

Perché era maggiore il consumo di prodotti di origine vegetale come:

  • Frutta
  • Verdura
  • Legumi
  • Cereali e prodotti integrali
  • Frutta secca a guscio
  • Olio d’oliva per condire

Mentre il consumo di prodotti di origine animale era scarso.

Nasce così la PIRAMIDE ALIMENTARE che ci aiuta a mantenere delle corrette abitudini alimentari e non.

Alla base della piramide infatti non troviamo degli alimenti ma bensì: attività fisica, convivialità, stagionalità, prodotti locali e, poco più su, l’acqua.

Da consumare quotidianamente troviamo frutta e verdura (5 porzioni) e pasta, pane, cereali per lo più integrali; importanti sono anche l’olio di oliva come condimento, le spezie e le erbe aromatiche per diminuire l’aggiunta di sale, la frutta secca a guscio ricca di omega 3 e latte e derivati, che apportano un buon quantitativo di calcio.

La categoria delle proteine va consumata settimanalmente con frequenza più elevata per pesce e legumi (>3 volte a settimana) e frequenza ridotta per carne (non più di 3 volte tra rossa e bianca) e salumi (massimo 1 volta a settimana).

Per quanto riguarda i dolci sarebbe bene consumarli 1-2 volte a settimana; il mio consiglio è quello di godersi il dolce della domenica con la famiglia senza sensi di colpa, perché mangiare è un piacere e deve rimanere tale.

La Dieta Mediterranea deve quindi essere intesa come un modello che va oltre la somma di alimenti e le percentuali di nutrienti, poiché riflette uno STILE DI VITA duraturo nel tempo.

Reflusso gastroesofageo: i sintomi?

Si sente spesso parlare di “reflusso gastrico o gastro-esofageo”. Ed è in effetti un disturbo sempre più diffuso anche a causa del cambio delle abitudini alimentari degli ultimi decenni. Il reflusso gastroesofageo è un anomalo passaggio di contenuto dello stomaco indietro verso l’esofago, talvolta  fino in bocca; se ciò succede raramente ed in particolare dopo un eccesso alimentare non costituisce di per sé una patologia. Per parlare di una vera e propria patologia di reflusso gastroesofageo si valutano i sintomi del paziente e la loro persistenza.

Tutti noi possiamo avere episodi di reflusso, ma non c’è da allarmarsi se si tratta di avvenimenti isolati. Bisogna fare attenzione, invece, quando i sintomi perdurano settimane o addirittura mesi. Il fenomeno del reflusso esofageo si presenta tipicamente con dolore o bruciore (pirosi acida) all’epigastrio alto in corrispondenza del cardias, inoltre può essere asintomatico o avere sintomi atipici o difficilmente riconoscibili per il paziente: laringite cronica, tosse, raucedine, abbassamento della voce, dolore toracico, tachicardia, aritmie ecc.

 

Cosa succede quando si ha reflusso gastroesofageo?

Il reflusso avviene quando vi è il passaggio di materiale proveniente dallo stomaco attraverso il cardias, zona di passaggio tra esofago e stomaco che contiene una “valvola” detta sfintere esofageo inferiore, posta proprio all’imbocco dello stomaco. Se sforzata da ipersecrezione gastrica può diventare ipofunzionante o non lavorare piu’ correttamente. La normale funzione dell’esofago è quella di condurre il cibo, dopo esser stato masticato, verso lo stomaco. Quindi il passaggio inverso è dannoso e quando l’esofago entra in contatto con questi materiali si irrita, o può subire delle lesioni della mucosa esofagea; si parla in questo caso di esofagite da reflusso (dal primo al quarto grado di severità), nel peggiore dei casi si tratta di vere e proprie ulcere estese o stenosi dell’esofago. A seguito di ripetuti episodi esofagitici si può verificare la complicanza più grave della malattia: l’esofago di Barrett. Esso causa il mutamento della mucosa esofagea: cellule di rivestimento  dell’esofago vengono sostituite con altre più simili al rivestimento dello stomaco e tra queste possono proliferare cellule di tipo intestinale (come quelle del colon). Quest’ultima alterazione viene considerata come uno stadio precanceroso e può essere irreversibile.

Il metodo migliore per diagnosticare il reflusso gastroesofageo e prevenire eventuali complicazioni è la “esofago-gastro-duodenoscopia” associata a biopsie della zona eventualmente interessata. Non è l’unico esame diagnostico da effettuare, ma a questo tema dedicheremo un intervento a sé.

 

 

gastroenterologo torino

Il dott. Roberto Ferraris racconta: “Perché ho scelto la professione di medico gastroenterologo”

Il mio primo interesse è stato di tipo scientifico. Fin dalle medie sono stato affascinato dall’oggettività della scienza e dalle rassicurazioni che forniva. Il mio è quindi stato un approccio alla medicina da vero e proprio studioso, una decisione mossa dalla ragione più che dalla passione. 


Negli anni la mia strada si è fatta via via più chiara, prima con la medicina interna e con l’interesse verso la semeiotica, cioè i segni clinici delle malattie e poi con la scelta della specialità che è caduta sulla gastroenterologia. Durante l’ultimo anno di specialità ho trascorso un anno in Inghilterra per un progetto di ricerca concordato; questa esperienza mi ha permesso di vedere un modo di lavorare, un approccio alla medicina, differente rispetto a quello a cui ero abituato qui in Italia. Nel nostro Paese, generalizzando, ci si limita a mettere in pratica le linee guida consolidate negli anni nell’affrontare questa o quella patologia. Nel Regno Unito, per quanto ho potuto vedere, la mentalità è decisamente più aperta verso lo studio delle basi fisiopatologiche della malattia e la successiva applicazione nel singolo caso. Una mentalità, quella inglese, fondata sul metodo scientifico, più incline alla fisiopatologia, all’analisi quindi dell’origine dei sintomi e della malattia per comprenderne le cause e le varianti individuali. La formazione dei medici specialisti nell’ambito di ricerche specifiche, veniva portato avanti in piccoli gruppi con progetti condivisi affidati ai singoli ricercatori ma i cui progressi venivano discussi settimanalmente in riunioni collegiali.  Insomma in Inghilterra veniva spontaneo porsi degli interrogativi, capire, cercare di curare il paziente più che curare la malattia. Questo approccio l’ho fatto mio, da amante della scienza speculativa quale sono, e l’ho riproposto in ogni fase della mia carriera. 

 

Di cosa parleremo all’interno del blog Studio Medico Crocetta? 

Nei prossimi mesi, all’interno del blog dello Studio Medico Crocetta, sarà mia premura raccontarvi gli aspetti più salienti della mia professione. Non tanto per rendermi protagonista di una storia, quanto per offrire a possibili pazienti e lettori qualche informazione utile in più;  una rassicurazione o la spinta a rivolgersi a me o ad altri professionisti dello Studio Medico per sciogliere qualche dubbio o risolvere una problematica che riguardi la gastroenterologia.

Parleremo quindi di reflusso gastro-esofageo, di cosa si tratta, quali sintomi può causare o non causare e a quali complicazioni può portare. Inquadreremo questa patologia anche sotto un punto di vista sociale e storico. Infine sarà mio piacere parlarvi delle mie ultime ricerche e passioni, restando in campo medico chiaramente.

Ringraziandovi per aver letto queste mie prime righe, vi invito a continuare a leggere i miei interventi all’interno di questo blog.